
La Miniera Ravi Marchi
Tra le vene della terra ed il silenzio del tempo, la miniera custodisce la memoria viva di una comunità. Gli altri pozzi di ferro, sentinelle ferme sul crinale, vegliano come guardiani su un passato che è oggi Geoparco UNESCO.

Le colline metallifere
Le prime ricerche minerarie nella zona sono attestate nel 1910 ad opera della Montecatini e della Marchi.
Nel 1911 la Montecatini costruì una teleferica per il trasporto del minerale agli impianti di trattamento posti all'esterno della miniera di Gavorrano. Contemporaneamente la ditta Marchi iniziò lo scavo del pozzo Ortino con accanto un impianto di frantumazione del minerale, poi ampliato nel 1915, ed anche lo scavo del pozzo Radini.
Dal 1912 la ditta Marchi iniziò la produzione mineraria.

La Miniera Ravi Marchi
Attualmente della miniera Ravi-Marchi, proprio la zona del Vignaccio è quella oggetto di recupero e di valorizzazione degli edifici e degli impianti industriali, tale da permettere di nuovo la lettura del ciclo di estrazione e di lavorazione della pirite in un'area relativamente poco estesa e quindi facilmente comprensibile e didattica.
Carrello della pirite
Per il trasporto del minerale nel 1914 fu attivata una teleferica lunga circa 4 km che collegava gli impianti della miniera con la stazione ferroviaria di Gavorrano.
Nel 1946 fu totalmente ricostruita la stazione di arrivo presso Gavorrano Scalo.
Nel 1959 la teleferica fu smantellata e sostituita da automezzi e furono ricostruiti i silos di stoccaggio del minerale alla stazione di partenza. Il collegamento tra gli impianti delle laverie e la stazione di partenza fu dapprima servita da locomotive e vagoncini su rotaia e successivamente da nastri trasportatori.
Minatori
.La vita del minatore, soprattutto tra il XIX e il XX secolo, era caratterizzata da condizioni di lavoro difficili e da orari prolungati.
L’organizzazione del lavoro in miniera prevedeva ruoli specifici: gli scavatori si occupavano dell’estrazione del minerale, i carrellisti del trasporto del materiale lungo le gallerie, i puntellatori garantivano la stabilità delle strutture sotterranee, mentre i sorveglianti controllavano l’andamento dei lavori e il rispetto delle procedure.
Completavano l’organico i tecnici e i manutentori, responsabili delle attrezzature e degli impianti.
Questa articolazione dei compiti consentiva il funzionamento continuo dell’attività estrattiva...giorno e notte. Il lavoro veniva pagato a cottimo.
“Più di ogni altro, forse, il minatore può rappresentare il prototipo del lavoratore manuale, non solo perché il suo lavoro è così esageratamente orribile, ma anche perché è così virtualmente necessario e insieme così lontano dalla nostra esperienza, così invisibile, per modo di dire, che siamo capaci di dimenticarlo come dimentichiamo il sangue che ci scorre nelle vene.” George Orwell
Parco minerario - Geoparco Unesco
La Miniera Ravi Marchi, situata a Gavorrano (GR), è un importante sito di archeologia industriale all'aperto, parte integrante del Parco Nazionale delle Colline Metallifere, riconosciuto come Tuscan Mining UNESCO Global Geopark. Restaurata, la miniera mostra gli impianti di superficie per la lavorazione della pirite,
Nella piantina il prima e dopo il recupero. Ad oggi è visitabile parzialmente previo biglietto combinato con il Museo della Miniera di Gavorrano.
parcocollinemetallifere.it
L'evoluzione della miniera
La costruzione di due miniere di pirite a Ravi trasformò profondamente la vita del paese. Si passò da un’economia agricola e di caccia a una basata sul lavoro minerario, che offriva stipendi sicuri. La popolazione aumentò rapidamente e nacquero servizi e attività come negozi, banca, poste, scuole, teatro e banda musicale; il paese divenne anche molto vivace dal punto di vista culturale. Tuttavia il lavoro in miniera era pericoloso e causò incidenti e morti, tra cui la tragedia di cinque minatori alla fine della Seconda guerra mondiale. Quando le miniere chiusero, vennero meno le risorse economiche: iniziò lo spopolamento e molte famiglie abbandonarono Ravi, segnando il declino del paese.
Raul Nerozzi scrive in particolare nel suo libro "Ravi di Maremma. La sua storia nei secoli. Dal vino alla pirite." di un grave incidente avvenuto il 18 giugno 1944.
"La miniera era ferma da mesi per mancanza di energia elettrica e quei minatori furono chiamati (ed essi accorsero per salvare la loro miniera) appositamente dalla direzione per portare fuori le pompe che servivano a prosciugare dall'acqua le gallerie in quel periodo non funzionanti.
Gli operai, nonostante il grave momento della guerra e il pericolo, dalle disposizioni avute dovevano scendere nei due pozzi con un contrappeso.
Così fu per i primi 100 metri. La stessa operazione del contrappeso doveva essere fatta per gli altri 100 metri del secondo pozzo ma appena azionato l'argano il canapo della gabbia si sfilacciò strappandosi.
Quel canapo era stato vario tempo fermo e l'acqua rugginosa che cadeva sopra aveva spostato il grasso che lo ricopriva permettendo alla ruggine di corroderlo.
La pesante gabbia con i minatori dentro (senza alcun congegno di sicurezza) al primo movimento sprofondò per tutto il pozzo.
I minatori:
Nello Canestrini, Antuino Bruzzichelli, Loreto Tornielli, Adrio Bianciardi e Giuseppe Melini,
lasciarono 5 vedove e 23 orfani."
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