La grotta dell'Artofago
Si tratta di una cavità prevalentemente orizzontale con uno sviluppo planimetrico di circa 34 metri e un dislivello minimo di 3 metri, per una superficie totale di oltre 700 mq. E' scavata nel calcare massiccio tipico della zona del Colle di Gavorrano
«Giorgio Santi nel suo ultimo viaggio per le Maremme senesi descrisse la grotta sotto Ravi denominata l'Artofago, grande, piena di stalattiti e stalagmiti calcaree, mentre la scogliera che costituisce la sua ossatura esterna è formata per intiero di travertino»
E.Repetti, Dizionario Geografico, Fisico e Storico della Toscana, 1835
La grotta... " la buia bellezza"
E' stata individuata nel 1957 dal Professor Vincenzo Guerrini. Il sito ha restituito numerosi reperti, tra cui ceramiche e oggetti databili dall'Eneolitico fino all'età contemporanea, oltre a resti ossei di animali estinti. Nel 2017, il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Firenze ha deciso, in accordo e con la collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Gavorrano, di richiedere la concessione di scavo per l’Artofago, affidandone la direzione scientifica al Dott. Luca Bachechi. ll primo intervento (2017) si è rivolto esclusivamente verso gli ambienti interni alla grotta ed ha permesso di confermare la regolare frequentazione della grotta per un periodo di almeno 4 millenni da oggi, così come prospettato dai materiali, soprattutto ceramiche (ascrivibili ad un a periodo che si estende dall’Eneolitico all’età contemporanea) e reperti ossei animali (fra i quali anche resti di specie estinte), raccolti alla fine degli anni ’50 del secolo scorso dal Prof. Giuseppe Guerrini. Inoltre i risultati dei lavori del 2017 hanno consentito di ipotizzare, per l’Artofago, anche una frequentazione a prevalente scopo rituale, relativa alla raccolta di acque alle quali si attribuivano poteri taumaturgici che in passato e fino agli anni’ 80 del secolo scorso, sarebbero scaturite da una parete della grotta.
La conformazione
La grotta è costituita da un grande salone centrale dal quale si diramano piccoli cunicoli laterali. All'interno è presente un'estesa formazione stalagmitica leggermente inclinata verso nord, coperta in passato da depositi sabbiosi e humus di circa 60-70 cm di spessore. L’ambiente della grotta, posta a quota 260 m circa s.l.m., è costituito da una sala principale, nella quale è presente un grosso pilastro, e da alcuni ambienti laterali più piccoli. La superficie della cavità, che si estende per oltre 700 mq, è occupata in parte da molteplici massi di crollo. Frequentata dall'uomo a partire almeno dall'Età del Bronzo fino ai nostri giorni, la grotta, nel 1957, è stata individuata come sito di interesse archeologico dal professor Guerrini presidente del Gruppo Speleologico Maremmano.
Artofago riferito ai pipistrelli
Il termine "artofago" riferito ai pipistrelli di grotta sembra essere una fusione o un refuso tra due concetti distinti : la Grotta dell'Artofago e il regime alimentare artropofago. All'interno della grotta sono presenti colonie di pipistrelli, la cui tutela è fondamentale per l'ecosistema locale.
Stando a greca etimologia artofago in nostra lingua significherebbe mangia pane.
Non sappiamo perché gli venisse dato un tal nome.
È molto probabile che il suo nome primitivo fosse stato invece di sarcofago, che era il nome dato ai sepolcri scavati nel macigno nei quali deponevansi i cadaveri non consumati dal fuoco; ed è probabile che quello sia stato un sepolcreto antichissimo o che almeno in un'epoca vi siano state rinvenute ossa umane
Bartolomeo Biagioni Comue di Gavorrano 1885
L'accesso
La grotta si trova lungo il fianco della collina su cui sorge il paese medievale di Ravi. Nonostante l'ingresso sia tecnicamente libero e aperto 24 ore su 24, il sito è oggetto di regolari campagne di scavo archeologico. E' fondamentale rispettare l'ambiente ipogeo, evitando di disturbare i pipistrelli presenti e lasciando minima contaminazione umana. E' possibile raggiungere l'area tramite percorsi escursionistici che partono da Ravi o Gavorrano, spesso integrati in itinerari che toccano la vicina miniera di Ravi Marchi.
Coordinate Gps EST 656355, NORD 4752496 (UTM WGS84 Fuso 32)
Ad oggi la grotta è visitabile facendo attenzione, a causa di scavi che rendono meno agibile l'ingresso alla cavità, rendendo difficoltosa e pericolosa l'escursione e la visita. Alla grotta si accede da Via Trieste a Ravi, con un sentiero da percorrere a piedi, priva di strutture per disabili. E' una meta popolare per brevi escursioni; gli itinerari sono consultabili su piattaforme come Wikiloc.
Scavi archeologici
La grotta dell'Artofago si trova in prossimità di Ravi, a poca distanza dall'abitato; si raggiunge facilmente tramite un sentiero che si inoltra in uno splendido tratto di macchia mediterranea dove sono presenti le essenze tipiche di queste latitudini:
lecci, corbezzoli, mirti, lentischi, cisti.
Le campagne di scavo successive (2018-2025), attraverso la raccolta e lo studio di reperti costituiti da industrie litiche e resti faunistici, hanno consentito di riportare ancora più indietro nel tempo la cronologia della frequentazione umana della grotta dell’Artofago, poiché le ricerche, che hanno interessato l’area prospiciente l’ingresso della cavità, hanno messo in luce una sequenza stratigrafica del Paleolitico superiore che, per il momento, attesta una presenza umana nella grotta almeno a partire da circa 40.000 anni da oggi (fase aurignaziana).
Fase di scavo deposito paleolitico
L'area dello scavo paleolitico
Scavi all'interno della grotta
L'ingresso della grotta
Le acque sacre
Fin dall'antichità l'acqua è considerata un elemento sacro e oggetto di protezione, di venerazione e di culto. In particolare alle acque che scaturiscono dalle grotte sia come polle, sorgenti o ruscelli sia quando, per stillicidio, formano stalattiti e stalagmiti sono state attribuite valenze taumaturgiche, che hanno generato culti e devozioni.
La grotta dell'Artofago è stata da tempi immemorabili al centro di un culto importante e di lunga durata legato alle proprietà curative e miracolose delle acque qui presenti, considerate galattofore e fecondanti; rientra a buon diritto tra le Grotte o Fonti Lattaie, quelle sorgenti che assumono una dimensione sacrale poiché la grotta dell'Artofago è stata da tempi immemorabili al centro di un culto importante e di lunga durata legato alle proprietà curative e miracolose delle acque qui presenti, considerate galattofore e fecondanti; rientra a buon diritto tra le Grotte o Fonti Lattaie, quelle sorgenti che assumono una dimensione sacrale poiché manifestano una "forza guaritrice"
Nella grande cavità, frequentata dall'uomo da oltre 40.000 anni, sono presenti alcune concrezioni naturali - stalagmiti a forma di mammelle - chiamate popolarmente le Pocce della Madonna - dalle quali un tempo scaturiva acqua lattiginosa alla quale venivano attribuite proprietà taumaturgiche.
A queste si è collegato un culto prettamente femminile connesso alla fecondità, alla natalità e alla nutrizione della prole. Le donne, provenienti da un ampio territorio. anche molto distante - si dice da gran parte dell'Italia centrale - si recavano presso la grotta dell'Artofago quando erano in prossimità del parto o avevano la necessità di favorire la lattazione per garantire la sopravvivenza dei neonati, o anche quando non riuscivano a procreare.
In occasione delle visite lasciavano un dono votivo, in genere un piccolo oggetto personale: una forcina, un vasetto, un fazzoletto, una collana.
Tra le fonti si citano e si ringraziano in particolare il Dott. Luca Bachechi Dipartimento di Biologia UNIFI e Direttore degli scavi della Grotta dell'Artofago e la Dott.ssa Patrizia Scapin Consigliere con delega alla Cultura del Comune di Gavorrano
Create Your Own Website With Webador